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11/12/2017
Tech News

L’importanza della scelta del Brand Naming

È possibile ottimizzare e valorizzare il proprio brand scegliendo il nome giusto 



Scegliere un nome che funziona non è un'attività facile e proprio per questo sempre più spesso tale responsabilità viene affidata ad esperti di brand naming. Il nome di un brand o di un prodotto infatti possono rappresentare il 50% del successo di un'azienda, se creato secondo logiche e valori ben precisi.
 

Creare il nome di un brand prima di tutto significa studiare la concorrenza per evitare di scegliere un nome inflazionato. Il tuo nome deve avere almeno un elemento distintivo per differenziare il brand e creare una conoscenza forte nel pubblico di riferimento. 

Fare un’analisi del tuo settore ti sarà essere utile per osservare idee originali cui prendere spunto ed altre banali cui sicuramente scartare.

Fare brainstorming con i colleghi è necessario per confrontarsi e selezionare anche quei termini che a primo acchito ci sembrano più stupidi. Scegliere un nome non è un’attività banale, come poteva essere considerata fino a qualche anno fa dove molte aziende prendevano il nome dei propri fondatori. Oggi la scelta di un Nome riguarda il conferire una identità, assegnare un modo di essere e probabilmente una sorte nel mondo del business.

Trovare nomi di facile lettura e scrittura, semplici da pronunciare e soprattutto da ricordare è un altro consiglio fondamentale. Puoi immaginare di fare lo spelling del tuo brand al telefono. Se escono delle parole assurde o troppo difficili da scrivere puoi ben presto voltare pagina e testare un altro nome.

Pensa ad un naming creativo, che susciti immagini e idee inerenti la tua attività commerciale. La piacevolezza nel pronunciare la parola o le parole selezionate anche conterà sulla validità della name selezionato. Una parola dissonante o aspra risulterà più antipatica di una dolce, distesa o anche simpatica. Ad esempio Maisons du Monde è un nome descrittivo, che rimanda ai prodotti venduti, articoli per la casa in stili di ogni parte del mondo, è morbido da pronunciare e facile da ricordare. 

Il nome accompagna un’azienda per tutta la sua vita e la prima cosa fondamentale da fare, una volta scelto, è proteggerlo legalmente, registrarlo, per evitare che altri possano rivendicarlo come proprio.

Un aspetto da non sottovalutare inoltre riguarda il fatto che il nome giusto, per quanto originale e azzeccato possa essere, non potrà mai sostituire il valore e le capacità imprenditoriali di un’azienda, che rimarranno sempre estrinseche al termine usato per nominare il brand.

 

Ispirarsi ai brand di successo 

Analizziamo qualche grande brand della storia e vediamo come ha scelto il proprio nome di successo.

In Italia uno dei primi che ebbe la capacità di intuire il potere attrattivo del nome fu Mario Pavesi che nel 1967 decise di creare una nuova linea di biscotti. Chi di voi sa che i biscotti bicolor vaniglia e cacao prendono il loro nome dal batterista dei Beatles? Proprio così, Pavesi sfruttò la fama mondiale che in quel periodo aveva il gruppo inglese per chiamare i nuovi biscotti “Ringo”, ispirandosi proprio a Ringo Starr. Volendo sottolineare il valore innovativo del prodotto, costituito da un biscotto al cacao ed uno alla vaniglia uniti da una crema, si concentrò sul packaging e sulle pubblicità che raffiguravano una ragazza bianca e bionda che teneva il biscotto bianco e una ragazza di colore e mora che reggeva quello scuro. Una vera novità per l’epoca che non poteva passare inosservata e che, come sappiamo, ancora oggi fa storia. 

L’azienda di computer più famosa al mondo, Apple, ha alle sue spalle misteriose storie sull’origine del proprio nome e logo. La storia sulla scelta del brand ancora oggi ha decine di versioni diverse. Chi dice che si ispiri all’album dei Beatles, molto amati dal fondatore Steve Jobs, e da lui ritenuti il massimo modello di business. Jobs infatti disse di loro: “Erano quattro ragazzi bilanciati tra loro. E il totale, l’unione tra loro, è stato superiore alla somma delle parti. Grandi cose nel mondo degli affari non sono mai fatte da una sola persona, sono fatte da un team di persone”.

Altri ritengono che alluda alla mela della conoscenza del paradiso terreste di Adamo ed Eva, che attraverso le epoche arrivi fino alla mela di Isaac Newton. Questa teoria è riscontrabile nel primo logo di Apple I ai più sconosciuto. Raffigurava un’immagine di china che ritraeva Isaac Newton intento a leggere un libro sotto un albero di mele, prima che una di queste gli cascasse in testa dando origine alla teoria sulla legge di gravità. Un logo molto lontano dall’attuale, poco memorizzabile e riproducibile e che soprattutto difficilmente riusciva a comunicare il valore innovativo del prodotto e dell’azienda.
Il successivo logo rappresentò una mela stilizzata in bianco e nero, ma ancora secondo Steve Jobs non rappresentava degnamente il marchio. Il terzo logo vide dunque apparire la famosa mela morsicata lateralmente, che da un lato serviva per distinguerla da ambigue interpretazione che vedevano un pomodoro nella forma sferica e dall’altro racchiudeva il significato di un invito all’azione che diceva "date un morso alla Mela", ovvero provate i prodotti Apple.

Con il lancio di Apple II, 1977, la mela fu colorata con bande orizzontali per rappresentare la spettacolare innovazione. L’integrazione del colore nei prodotti Apple. Nel 1998 furono lentamente eliminate le bande colorate per colorare in modo uniforme la mela morsicata, con lo scopo di renderla più sobria ed elegante. Fu rappresentata sempre più spesso di colore bianco, come la vediamo oggi, e su alcuni prodotti chiari in colore nero.

Un’altra storia la ebbero i confettini alla menta inventati da Ferrero negli anni Settanta. Appena nati si chiamavano “Refreshing Mint” ed erano racchiusi in un piccolo astuccio tascabile di plastica trasparente che li faceva intravedere e gustare già con gli occhi. L’apertura della confezione portava i consumatori a giocarci quasi come se avessero tra le mani un oggetto antistress, come una molla di una penna a scatto, un accendino zip o una pallina antistress. Il suono della linguetta che si apriva sotto il dito facendo “tic” ed alla chiusura “tac” in poco tempo portò le persone ad identificare il prodotto proprio con il suono distintivo della confezione, tanto che l’azienda lasciò il primo nome per l’onomatopeico “Tic Tac”. A fine anni Settanta il confettino alla menta era distribuito con successo negli Stati Uniti, in Equador, Australia ed India.  

L’azienda danese dei mattoncini colorati di plastica amata da grandi e piccini, ai suoi esordi nel 1932 creava giocattoli in legno inseguendo l’idea di far “giocare bene” i bambini, che in danese si diceva “LEg GOdt”. Dalla fusione delle due parole nacque il termine LEGO, che oggi tutti conoscono.

Il nome TocToc riproduce in modo onomatopeico il rumore di bussare sopra qualcosa. Nel nostro caso volevamo suggerire il gesto di bussare sullo schermo degli interlocutori dall’altra parte del pc. Bussare per chiedere il permesso di entrare in contatto e per far notare la nostra presenza. “TocToc, chi è? Sono qui disponibile all’ascolto e pronto per aiutarti!”. Nondimeno desideravamo attirare l’attenzione di tutte quelle aziende che circa 5-7 anni fa sbarcavano sul web e ancora non si rendevano conto che sul loro sito ogni giorno passavano centinaia di potenziali clienti che potevano essere contattati.  

TocToc nasce dunque come un invito all’azione, alla presa di coscienza delle infinte potenzialità del web e degli strumenti tecnologici che permettono a chiunque di vedere quanti utenti stanno visitando il proprio sito e di mettersi subito in contatto con loro con una frase del tipo: “TocToc posso esserti utile? Se hai richieste particolari sono qui per te!”.
 

Come ultimo suggerimento ti ricordo che è fondamentale tenere a mente che il nome dell’azienda e il logo devono essere coerenti fra loro ed in linea con la propria mission, affinché i valori aziendali vengano giustamente trasmessi dal naming e dall’aspetto visivo.

 

 

 



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